GEOMETRIE DELLA BELLEZZA

Piero della Francesca e il Rinascimento italiano
Una serata per entrare nel mondo di Piero della Francesca, tra luce, armonia e perfezione geometrica, e scoprire i segreti di uno dei grandi maestri del Rinascimento.

Non è solo un’anteprima del viaggio a Sansepolcro ma un’occasione per conoscere un artista e le sue opere.

L’ARTE DELLA LUCE, DELLA GEOMETRIA E DEL SILENZIO
Ci sono pittori che raccontano storie. E poi ci sono artisti che sembrano costruire un mondo. Piero della Francesca appartiene a questa seconda categoria. Nelle sue opere tutto appare fermo e, allo stesso tempo, profondamente vivo: le figure, l’architettura, la luce, i paesaggi. Ogni elemento sembra occupare esattamente il proprio posto, come se dietro la pittura ci fosse una regola invisibile capace di tenere insieme uomini, spazio e natura. Nato a Borgo Sansepolcro nel Quattrocento, Piero è una delle figure più originali del Rinascimento italiano. La sua pittura nasce in un’epoca nella quale gli artisti stanno cambiando il modo di guardare il mondo: la prospettiva permette di rappresentare lo spazio con una nuova precisione, lo studio della matematica entra nella pratica artistica e l’osservazione della realtà diventa sempre più importante. Piero porta tutto questo a una sintesi personale.

VEDERE ATTRAVERSO LA GEOMETRIA
Guardando un suo dipinto, spesso la prima impressione è quella di una grande semplicità. Le figure non sono agitate, le emozioni non vengono enfatizzate, le scene sembrano sospese. Ma basta osservare meglio per accorgersi di quanto sia complessa quella semplicità. Piero costruisce gli spazi attraverso la prospettiva, organizza le figure secondo rapporti geometrici, utilizza la luce per dare ordine alle superfici e ai volumi. La matematica non è un esercizio separato dalla pittura: diventa uno strumento per comprendere e rappresentare la realtà. Non sorprende che Piero sia stato anche autore di importanti trattati dedicati alla prospettiva e alla geometria. Per lui vedere significa anche misurare, mettere in relazione, comprendere.

UNA PITTURA CHE NON HA BISOGNO DI RUMORE
Eppure, davanti alle sue opere, la matematica passa quasi in secondo piano. Rimane soprattutto una sensazione: quella di trovarsi davanti a qualcosa di straordinariamente silenzioso. Le sue figure sembrano abitare il tempo con una calma particolare. Anche quando raccontano episodi drammatici, come nella Resurrezione, non c’è concitazione. Il gesto è controllato, lo spazio è limpido, la luce rende ogni cosa concreta e quasi immobile. È proprio questo equilibrio a rendere Piero così moderno. La sua pittura non cerca di stupire con l’eccesso. Chiede invece allo spettatore di fermarsi e guardare.

LA LUCE E IL PAESAGGIO
Uno degli aspetti più affascinanti della sua pittura è il rapporto tra le figure e il paesaggio. Le colline, gli alberi, le architetture non sono semplicemente uno sfondo. Entrano nella costruzione dell’immagine e contribuiscono a creare quell’atmosfera sospesa che caratterizza molte delle sue opere. La luce unifica tutto. È una luce chiara, quasi matematica, che definisce i volumi senza renderli pesanti e permette di distinguere ogni particolare senza perdere l’armonia dell’insieme. È anche attraverso questa luce che il mondo di Piero sembra appartenere contemporaneamente al Quattrocento e a un tempo molto più lontano.

TORNARE A SANSEPOLCRO
Conoscere Piero della Francesca significa anche tornare nel luogo da cui tutto è partito. Sansepolcro conserva ancora oggi un legame speciale con l’artista che qui nacque e che proprio a questa città lasciò alcune delle sue opere più importanti. Visitare questi luoghi dopo aver conosciuto la sua pittura permette di guardare con occhi diversi non soltanto i dipinti, ma anche il paesaggio e l’architettura che fanno da sfondo alla sua storia. La serata dedicata a Piero della Francesca nasce proprio con questo intento: offrire gli strumenti per avvicinarsi alla sua arte, comprendere il suo tempo, riconoscere le sue caratteristiche e arrivare alla visita di Sansepolcro con qualche domanda in più. Perché davanti a Piero della Francesca c’è sempre qualcosa che sfugge a una prima occhiata. E forse è proprio questo il modo migliore per incontrare un grande artista: non sapere già tutto, ma imparare a guardare.